Risoluzione 7: Uniamo le forze delle Federazioni sindacali globali nell’industria
Presentata da: Nordic Metal al Congresso della FISM 2005
La globalizzazione economica, l’abolizione su scala mondiale delle barriere al commercio ed agli investimenti, e le nuove tecnologie hanno apportato mutamenti strutturali di grande portata nell’industria. Il crescente approvvigionamento esterno, l’emergenza di imprese in rete e di servizi connessi all’industria, hanno reso ancor più confuse le divisioni tra settori industriali tradizionali. Questo sviluppo ha contribuito ad un certo numero di fusioni tra sindacati nazionali nell’industria, in particolare in Europa ed America del nord, ma anche in altre parti del mondo. La ridistribuzione globale dei posti di lavoro ed i trasferimenti di produzione hanno acuito questa tendenza, perchè i sindacati stanno perdendo iscritti, stanno unendo le forze per offrire servizi di qualità, cercano di contenere le sovrapposizioni di attività ed utilizzano risorse limitate più efficacemente. A livello globale, tuttavia, l’evoluzione verso una maggiore unità è stato più lento. Eppure, le attività fondamentali per le cinque Federazioni sindacali globali (GUF) esistenti nell’industria, quali definite nei rispettivi documenti programmatici, sono in grande misura gli stessi. Comprendono la negoziazione e l’attuazione di accordi quadro internazionali con compagnie transnazionali, l’istituzione di reti sindacali transfrontaliere per unire i lavoratori in queste imprese, il coordinamento della costruzione sindacale ed i progetti formativi, l’allestimento di campagne di solidarietà per garantire l’osservanza dei diritti sindacali, e la cooperazione con altre GUF e la CISL int. nelle campagne per una dimensione sociale della globalizzazione. In seguito alle fusioni nazionali, un numero crescente di sindacati industriali è affiliato a più di una GUF, sicchè finanziano attività che sovente si accavallano tra una federazione e l’altra. Il fatto che i sindacati nazionali stiano perdendo iscritti esercita una pressione supplementare sulla capacità delle GUF di garantire introiti dalle quote di iscrizione sufficienti per sostenere le attività fondamentali. Non reagire a queste situazioni potrebbe tradursi in tagli non voluti dei servizi nonchè in un’inadeguata risposta sindacale internazionale. D’altra parte, le compagnie transnazionali stanno diventando sempre grosse e sempre più scavalcano le tradizionali frontiere industriali. Un fronte sindacale unito al di là di queste frontiere è assolutamente necessario se si vuole offrire un reale contrappeso al potere di queste compagnie. È importante intraprendere azioni fintanto che questo non è dettato da necessità economiche. La concreta cooperazione tra le GUF industriali è limitata. Si devono prodigare tutti gli sforzi necessari per intensificare la cooperazione ed i partenariati strategici tra le GUF per quanto riguarda le sopracitate attività, come pure servizi comuni, progetti ed attività regionali congiuti. In alcuni casi, le fusioni possono rivelarsi il modo più efficace di utilizzare risorse scarse ed evitare di ripetere più volte le stesse attività. Il 31° Congresso della FISM decide pertanto che la Segreteria della FISM continui nel suo impegno per migliorare la cooperazione fra le GUF per rafforzare il movimento sindacale a vantaggio delle lavoratrici e dei lavoratori in tutto il mondo esamini le possibilità di incrementare la cooperazione pratica e laddove appropriato, consideri la possibilità di ristrutturare le GUF per rispondere alle sfide sopra indicate, e riferisca regolarmente al Comitato Esecutivo ed al Comitato Centrale sui progressi compiuti e, laddove appropriato, presenti proposte di decisioni strategiche su una maggiore cooperazione e una revisione delle attuali strutture delle GUF.Jun 14, 2005 – Jesper Nilsson